Il sarcofago di Portonaccio
- cuorediroma

- 14 feb 2021
- Tempo di lettura: 1 min
Aggiornamento: 16 feb 2021
Una scoperta sensazionale.

Quando nel 1931 l’operaio che lavorava allo sbancamento di un terrapieno in Via delle Cave di Pietralata (zona Portonaccio), urtò con la pala qualcosa di duro, emerse dalla terra un groviglio di corpi scolpiti nel marmo e si capì subito che qualcosa di importante era tornato alla luce.
Una volta completamente estratto e ripulito il sarcofago si manifestò in tutto il suo splendore, completamente ricoperto da altorilievi che rappresentano azioni di guerra tra romani e barbari, nei fregi del coperchio sono invece rappresentate scena di vita quotidiana un personaggio probabilmente importante.
Ebbene si, purtroppo il volto del defunto non fu scolpito e non vi sono iscrizioni che possano permettere un’attribuzione ufficiale della sepoltura, ma in tutto il sarcofago sono distribuiti indizi che potrebbero rivelare l’importante proprietario.
Innanzi tutto lo stile delle sculture, molto simili alla Colonna Aureliana (detta anche Antonina), il che lo daterebbe intorno al 180 d.C.
L’abbigliamento dei barbari e le loro pettinature, li identificano come germani o marcomanni.
Tra le insegne dei romani si nota l’aquila con l’indicazione IIII (quarta) che era il vessillo della Legio IV Flavia e il cinghiale invece simbolo della Legio I Italica, entrambe le legioni erano dislocate in Germania durante le campagne germano-sarmatiche condotte da Marco Aurelio tra il 172 e il 175 d.C.
Tutti questi indizi portano a pensare che il sarcofago fosse destinato al Generale di Marco Aurelio chiamato Aulo Giulio Popilio Pisone Tito Vibio Levillo Quadrato Bereniciano, che effettivamente fu a capo delle due legioni durante le guerre germaniche.
Oggi il sarcofago è conservato ed esposto al Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo a Roma.





Commenti