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Baldacchino di San Pietro

  • Immagine del redattore: cuorediroma
    cuorediroma
  • 8 gen 2021
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 17 gen 2021

Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini.




Quando nel 1623 Maffeo Vincenzo Barberini, venne eletto Papa con il nome di Urbano VIII, pensò subito a come lasciare la sua firma nella nascente nuova Basilica di San Pietro. Gli architetti che lavoravano al progetto, manifestavano l'esigenza di risolvere tre problematiche imminenti: 1. Occupare lo spazio nella crociera bramantesca sotto la cupola. 2. Coprire l’altare dove il Papa officiava messa. 3. Dare risalto al punto in cui c’era la tomba di San Pietro. L’incarico venne affidato al giovanissimo Gian Lorenzo Bernini (aveva solo 25 anni) con notevole disappunto del più esperto architetto Carlo Maderno pupillo del precedente Pontefice. Bernini pensò a qualcosa che non si era mai visto in una Basilica Cristiana, immaginò una scultura alta 29 metri completamente in bronzo dorato, non voleva che un opera monumentale di tali dimensioni risultasse in qualche modo troppo statica e la sua mente partorì un’idea che caratterizzò gran parte delle sue opere future, “la perenne messa in scena”. L’opera doveva dare l’impressione a chi entrava nella Basilica che ci fosse appunto in atto una scena, in questo caso quattro quattro angeli posati sulle colonne stavano stendendo un baldacchino tirando le funi che lo sorreggevano. La scelta delle colonne tortili (riprendevano la forma delle colonne della vecchia Basilica che Costantino aveva prelevato nel Tempio di Re Salomone a Gerusalemme) davano quel senso di movimento così tanto ricercato. Per completare l’intera struttura servì tanto di quel bronzo che il Papa diede ordine di requisirlo in tutta Roma anche dalle antiche travi del portico del Pantheon. Questo atto visto dai romani come un sopruso fece apparire sulla statua di Pasquino lo sberleffo “Quello che non fecero i barbari fecero i Barberini”.


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